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giovedì 1 settembre 2016

calendario scolastico 2016 / 2017





CALENDARIO SCOLASTICO 2016 / 2017

Scuole dell’Infanzia

Inserimento scolastico: 5 settembre 2016
Inizio attività didattica: 12 settembre 2016
Fine attività didattica: 30 giugno 2017

Festività obbligatorie:
  •   Tutte le domeniche
  •   Il 1° novembre, festa di tutti i Santi
  •   L’8 dicembre, Immacolata Concezione
  •   Il 25 dicembre, Natale
  •   Il 26 dicembre, Santo Stefano
  •   Il 1° gennaio, Capodanno
  •   Il 6 gennaio, Epifania
  •   Il lunedì dopo Pasqua
  •   Il 25 aprile, anniversario della Liberazione
  •   Il 1° maggio, festa del Lavoro
  •   Il 2 giugno, festa nazionale della Repubblica
  •   La festa del Santo Patrono (26 Novembre)


Sospensione obbligatoria delle lezioni
  •  Il 9-10 dicembre (ponte dell'Immacolata)
  •   Dal 24 dicembre 2016 al 7 gennaio 2017 compreso (vacanze natalizie)
  •   Dal 27 febbraio al 1 marzo (vacanze di carnevale)
  •   Dal 13 al 18 aprile (vacanze pasquali) 


                       

mercoledì 31 agosto 2016

PROGETTO EDUCATIVO


PROGETTO EDUCATIVO


Le scuole dell’infanzia di ispirazione cristiana, nella provincia di Rovigo, hanno avuto origine prevalentemente per opera delle comunità parrocchiali e delle famiglie religiose negli ultimi anni dell’800 e nei primi anni del ‘900 e si sono gradualmente sviluppate nel territorio fino ad essere presenti quasi in ogni parrocchia.
Trovano la loro ispirazione nell’atteggiamento evangelico di attenzione privilegiata ai bambini e rispondono in maniera, sempre più puntuale al bisogno di cura e di educazione all’infanzia, sia nella pluralità e specificità di ciascuna famiglia religiosa, sia nella professionalità e preparazione motivata di insegnanti laici.
Con una propria tradizione pedagogica, le scuole dell’infanzia di ispirazione cristiana sono state, per lungo tempo, le prime istituzioni a provvedere all’educazione del bambino, allo sviluppo della sua personalità, all’assistenza ed alla preparazione alla scuola dell’obbligo, integrando l’opera delle famiglie.
Le parrocchie, le famiglie religiose e gli insegnanti laici continuano ora, ad offrire questo servizio formativo, pur tra le tante difficoltà di questo momento storico.
Si sostiene il diritto-dovere di scelta della scuola da parte della famiglia, in coerenza con il progetto di vita, riconfermando la volontà di collaborare con i genitori per un’efficace azione educativa integrale nei confronti dell’infanzia.













Le scuole dell’infanzia di ispirazione cristiana si contraddistinguono, per:
·         Un’attenzione ai bisogni reali di ogni singolo bambino;
·         La scelta educativa: l’accoglienza e la cura dei bambini è finalizzata alla loro crescita globale, retta ed armoniosa, sotto il profilo corporeo, intellettuale, psico-affettivo, sociale, spirituale, e religioso.
·         L’originalità pedagogica: la comunità educativa incentra l’attenzione sulla persona, ispirandosi alla stessa pedagogia di Dio nei confronti dell’uomo;
·         Il primato dell’evangelizzazione: nella formazione dei bambini si intende realizzare il modello di persona rivelato da Gesù Cristo nel suo Vangelo e con la sua Vita. Di qui l’assunzione di atteggiamenti di sicurezza, di fiducia di sé, di attenzione agli altri, di controllo delle proprie emozioni e dei propri sentimenti ed il rendersi sensibili a quelli degli altri;
·         La conquista dell’autonomia, nella graduale ma concreta realizzazione umana della libertà, nelle varie forme della proposta cristiana, che concilia le aspettative individuali con le esigenze degli altri e che richiedono il rispetto di sé, degli altri, dell’ambiente, la solidarietà, la giustizia e l’impegno di agire per il bene comune.
·         Lo sviluppo della competenza relativa alle abilità sensoriali, percettive e motorie, linguistiche ed intellettive. Non persegue uno sfoggio di sapere posticcio, ma si cerca un equilibrio tra l’esigenza di rispettare la maturazione spontanea delle linee evolutive del bambino da 2 a 6 anni e quella di intervenire con una programmazione di apprendimenti finalizzati alla sua crescita integrale.
Le nostre scuole di ispirazione cristiana:
·         Sono portatrici di una propria e riconosciuta esperienza educativa;
·         Esprimono una soggettività civile, con pienezza di diritti e di responsabilità;
·         Svolgono un pubblico servizio di educazione;
·         Sollecitano nella comunità civile l’attenzione per una cultura dell’educazione al positivo e l’arricchiscono con la creazione di modelli educativi e didattici originali;
·         Si collocano a pieno diritto e con piena responsabilità, nella vita e nella missione della Chiesa.

La scuola dell’infanzia ha come finalità primaria la formazione del bambino nella sua individualità e globalità.
In quanto d’ispirazione cristiana ha come presupposto il messaggio evangelico, ed in quanto tale sostiene il bambino nella ricerca del senso della propria vita. Il bambino è così avviato con gradualità, in un clima di rispetto e di amore, a scoprire il significato della propria vita ed a vivere i valori di fiducia, speranza e sicurezza nel proprio agire.
La scuola deve farsi “luogo” educativo in cui il bambino abbia la possibilità di costruire e di rafforzare un’immagine positiva di sé e la fiducia nelle proprie capacità in modo tale che possa raggiungere la propria autonomia.
La scuola come primo vero luogo di socializzazione, lo orienta verso il graduale superamento dell’egocentrismo in vista dell’apertura e del confronto, e lo educa ad accogliere la vita come dono, come talento da sviluppare nel dialogo con il “se” e con il “tu” degli altri.
La scuola offre molteplici esperienze che diano la possibilità al bambino di fare proprio un atteggiamento di viva curiosità nei confronti del mondo circostante e lo stimolano ad assumere una mentalità di ricerca.
Per dare risposte efficaci è importante che la scuola pensi e agisca come comunità educativa all’interno di una più ampia comunità con la quale dialogare e scambiare forme e contenuti di
Nella scuola uno degli aspetti più qualificanti è garantire che ogni ambiente sia luogo di formazione, si impone l’esigenza di fare comunità tra il corpo docente, il personale ausiliario, le famiglie e tutte le componenti che a vario titolo entrano in contatto con i
bambini.





















LE EDUCATRICI (Collegio dei docenti)                                             

A loro spetta il compito di attuare l’attività educativa della scuola, con competenza e professionalità, ma soprattutto con grande sensibilità nei confronti dei bambini e delle famiglie, ponendo particolare attenzione ai loro bisogni e necessità. Il personale educativo è in possesso del titolo di studio previsto dalle disposizioni vigenti e partecipa periodicamente ad incontri di formazione in servizio.
Gli educatori predispongono, in collegio docenti, la programmazione didattica, stabilendo le finalità e gli obiettivi del progetto educativo, la verifica dei risultati raggiunti e la documentazione delle attività svolte. Partecipano agli incontri con i rappresentanti dei genitori e si rendono disponibili ad incontri individuali con le famiglie che ne fanno richiesta. Garantiscono la loro formazione continua attraverso la partecipazione a corsi formativi e di aggiornamento.

L’ Educatrice deve avere preparazione pedagogica e competenze professionali; essere disponibile al lavoro collegiale sia didattico sia educativo, prestare attenzione ai bisogni dei bambini ed essere aperta al dialogo con le famiglie; impegnarsi in un aggiornamento permanente.

L’insegnante coordinatore: sovrintende all’andamento del servizio ed in particolare: coordina il gruppo delle insegnanti (collegio docenti) e con queste elabora gli indirizzi pedagogici e gli strumenti operativi da adottare, verifica la realizzazione dei programmi, individua le esigenze formative; si interessa della prima accoglienza del bambino e del genitore e promuove iniziative di collaborazione e partecipazione della famiglia.

Le Insegnanti: sono le figure di riferimento per il bambino e per le famiglie ed operano in modo da favorire uno sviluppo armonico della personalità del piccolo e l’acquisizione di opportuni livelli di autonomia. In tale prospettiva, le educatrici programmano e realizzano percorsi didattici ed attività ricreative finalizzate alla crescita e alla socializzazione dei bambini, in sintonia con l’azione educativa delle famiglie; seguono i bambini durante la somministrazione dei pasti e le operazioni di pulizia e di igiene personale;
Mantengono contatti diretti con i genitori per una piena conoscenza del bambino e per un confronto continuo e costruttivo sulle modalità di approccio e relazione;




 













L’offerta formativa: l’aggiornamento e la formazione sono un impegno per tutto il personale della scuola dell’infanzia che partecipa costantemente a vari corsi di formazione richiesti dalle varie istituzioni, aggiornamento annuale previsto dalla FISM provinciale.






- Personale ausiliario

Fa parte integrante della comunità educativa della scuola.
Svolge il proprio lavoro collaborando con le educatrici ed instaurando positivi rapporti con i bambini ed i genitori. 
La cuoca: è addetta alla preparazione dei pasti nel rispetto delle indicazioni dietetiche ed igieniche date dall’ASL.
Il Personale con funzioni ausiliarie è in possesso di adeguati requisiti per lo svolgimento delle proprie mansioni, sono garanti della pulizia generale degli ambienti interni ed esterni.





- I GENITORI 

A loro compete il dovere primario dell’educazione dei figli e sono corresponsabili all’interno della comunità scolastica.
Le famiglie sono chiamate ad una partecipazione attiva nella vita della Scuola dell’Infanzia. A questo fine sono previste iniziative e momenti di incontro:
-          Assemblee generali per tutti i genitori;
Entro la fine del mese di ottobre si organizza un incontro assembleare con i genitori, per la presentazione del programma annuale.
-          Colloqui
Durante l’anno si garantisce la possibilità di effettuare colloqui individuali a richiesta dell’insegnante o dei genitori.                                                                                      I colloqui sono un importante momento di reciproca conoscenza e di scambio sulle modalità di intervento e di azione nei confronti del bambino.
-          Spettacoli e “feste” che durante l’anno caratterizzano alcuni momenti
Significativi della vita dei bambini.
-          Riunioni con esperti sul mondo dei bambini.
E’ previsto un momento di festa nel mese di Giugno per la chiusura dell’anno scolastico dove si salutano i bambini che andranno alla scuola primaria.
E’ garantito un colloquio finale di verifica con i genitori dei bambini che lasciano la scuola dell’infanzia.
Sono effettuate visite alla Scuola primaria di Bottrighe con i bambini frequentanti l’ultimo anno.
E’ compilata dall’insegnante di riferimento una scheda personalizzata delle attività svolte e del rendimento avuto dal bambino durante il triennio ed è organizzato un colloquio
Specifico con le insegnanti della Scuola primaria a fini conoscitivi.


 













L’azione didattica
La nostra scuola fa riferimento alla concezione cristiana dell’uomo, dell’educazione, dei compiti della famiglia e della scuola; da ciò ne deriva l’idea di bambino-persona.
Compito della scuola è di educare il bambino ad essere se stesso; aiutarlo a sviluppare una consapevolezza critica della realtà e una libertà responsabile.
La nostra è una scuola che non si limita ad istruire, ma che si propone di educare creando le condizioni per la formazione di atteggiamenti profondi e duraturi, primo fra tutti la ricerca del senso della vita e della propria esistenza.
L’azione didattica va pensata e condotta a partire dal riconoscimento delle esigenze profonde dell’alunno, delle sue potenzialità, delle conoscenze che via via ha acquisito.
Per questo la nostra scuola si avvale di tutte le strategie che consentono di orientare, sostenere e guidare proceduralmente lo sviluppo e l’apprendimento del bambino.

Gli obbiettivi dell’azione didattica
Gli obiettivi specifici di Apprendimento (OSA), hanno la funzione di organizzare logicamente gli obbiettivi ritenuti indispensabili per portare gli alunni a sviluppare le competenze richieste;
Essi, sono organizzati all’interno di grandi ambiti quali:
  •   Il se e l’altro
  •   Il corpo in movimento
  •   Linguaggi, creatività, espressione
  •   I discorsi e le parole
  •   La conoscenza del mondo


Tali obiettivi sono da utilizzarsi in maniera strumentale, per raggiungere i veri obiettivi dell’azione didattica che sono: gli Obiettivi Formativi (OF). Infatti gli obiettivi formativi rappresentano i traguardi concretamente raggiungibili al termine di percorsi di apprendimento che l’insegnante promuove e che costituiscono delle unità di senso compiute, le “unità di apprendimento” (UA).




L’ambiente educativo
Lo spazio diventa ambiente educativo quando il bambino può esistere come soggetto: l’ambiente dunque va pensato in funzione della possibilità di sperimentare e sviluppare la conoscenza della realtà arrivando anche a trasformarla attraverso l’elaborazione personale.
In questo senso l’ambiente educativo non può e non deve essere inteso solo come spazio fisico bensì come luogo sociale, sicuro, accogliente e stimolante, nel e attraverso il quale il bambino possa sviluppare la propria creatività, percepire e riconoscere le proprie capacità, agire sulla realtà esterna: per questo motivo non si intende caratterizzato esclusivamente dell’organizzazione degli arredi e degli oggetti, pur importante, ma soprattutto dagli educatori, dal clima, dalle relazioni.
Nell’ottica educativa, l’ambiente fisico deve permettere al bambino di esprimersi e sperimentarsi sotto tutti i punti di vista: emotivo, affettivo, relazionale, cognitivo, espressivo, senso-motorio e simbolico, in situazioni sia individuali che di gruppo, in attività libere e guidate, in completa autonomia e/o con la sollecitazione/collaborazione dell’adulto.
Lo spazio andrà organizzato con materiale idoneo e predisposto per essere occasione di crescita, tenendo conto delle diversità (di ritmi di apprendimento, di stili cognitivi, di livelli di maturazione, si bisogni educativi…) di ogni singolo bambino nel gruppo.
Inoltre va tenuto presente che l’ambiente scolastico per essere effettivamente educativo non può restare chiuso e asettico ma deve aprirsi al mondo, alla società che la scuola stessa rappresenta, favorendo nel bambino esperienze di vita sociale: uscite, incontri, vita all’aperto, conoscenza dell’ambiente fisico, umano, sociale e tecnologico della realtà odierna.
Da ultimo occorre ricordare che l’ambiente educativo deve tener conto del processo di integrazione attraverso attività che permettano la conoscenza delle diverse culture e tradizioni in modo da costruire una realtà di convivenze realmente integrate.

La Formazione

L’aggiornamento e la formazione rappresentano da sempre uno dei più importanti indicatori di qualità della scuola, la fotografia di una volontà al cambiamento ed al miglioramento del servizio scolastico.
Aggiornamento e formazione dei docenti, devono essere finalizzati a fornire strumenti culturali e scientifici per sostenere la sperimentazione, l’innovazione didattica nonché per conoscere la realtà sociale ed i bisogni dei bambini e delle loro famiglie.
Il personale non docente è anch’esso coinvolto nella formazione e nell’aggiornamento attraverso corsi specifici relativi al proprio mansionario.


Le verifiche
La verifica si effettua nella globalità del servizio scolastico. La verifica permette di agire con flessibilità ed elasticità, di modificare nelle varie fasi di progettazione ed erogazione del servizio e di renderlo qualitativo ed efficace. In questo modo la scuola è proposta e vissuta nel suo divenire.

La proposta e la testimonianza dei valori cristiani, finalizzata ad una crescita armoniosa della personalità del bambino, è un modello di vita, da trasmettere con passione e con entusiasmo.




                                                  

Protocollo BES

PROTOCOLLO PER L’INCLUSIONE
DEGLI ALUNNI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

 Il presente documento nasce dall’esigenza di definire pratiche condivise all’interno della scuola in tema di inclusione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali e consente di attuare in modo operativo le indicazioni normative contenute nella Legge Quadro n. 104/92 (Disabilità) e successivi decreti applicativi, nella Legge 170/2010 (Disturbi Specifici di Apprendimento), nel D.M. del 27/12/2012, nella C.M. n. 8 del 06/03/2013 e successive note (Alunni in situazione di svantaggio).
I Bisogni Educativi Speciali sono riferiti agli alunni che si trovano, anche transitoriamente, in particolari condizioni di difficoltà e/o svantaggio di tipo sociale o culturale oltre che di apprendimento, per i quali sono necessarie la predisposizione e la realizzazione di percorsi opportunamente studiati per il singolo caso.
Una finalità importante della Scuola dell’Infanzia “U. Maddalena” è quella di garantire la migliore qualità di vita possibile a tutti i suoi alunni ed in particolare a quei cittadini che a causa di problematiche personali, culturali o sociali partono già da una condizione di svantaggio. Si tratta di un approccio multidimensionale teso a promuovere un miglioramento della qualità della vita, di tutti gli studenti in difficoltà, sotto l’aspetto dell’autonomia e del benessere, nella prospettiva del progetto di vita della persona, alla cui base non troviamo più, oggi, il solo processo di integrazione ma un progetto molto più ampio, mirato ed articolato di inclusione.
Per promuovere l’accoglienza e l’inclusione di tutti gli alunni nel contesto scolastico ed extrascolastico, è necessario coinvolgere la comunità educante nella sua totalità; l’ottica è quella della rete e delle risorse, formata da tanti nodi corrispondenti ai diversi punti di forza del sistema.
La piena inclusione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES) è un obiettivo che la scuola persegue attraverso una progettualità articolata, valorizzando le risorse del territorio e le professionalità interne.
E’ necessario dunque, progettare un sistema scolastico che preveda interventi per vari tipi di bisogni, affinché il processo di inclusione si connaturi naturalmente nel sistema.
L’individuazione degli alunni con BES, al contrario degli alunni disabili o con DSA, non è rimessa ad apposita certificazione, ma all’intervento dei consigli di classe che redigono un Piano Didattico Personalizzato, individuale o riferito a tutti gli alunni con BES della classe.

La D.M. specifica che rientrano nella più ampia definizione di BES tre grandi sotto – categorie:
-          Disabilità;
-          Disturbi evolutivi specifici (quindi anche i Disturbi Specifici dell’Apprendimento);
-          Svantaggio socioeconomico, linguistico o culturale.
Quindi, nella grande famiglia dei Bisogni Educativi Speciali, vi sono tutti gli alunni che hanno:
-          Disabilità;
-          Difficoltà di Apprendimento: DSA, deficit di attenzione con o senza iperattività, disturbi di comprensione visuo – spaziali o motorie;
-          Difficoltà emozionali: timidezza, ansia, inibizione, depressione, disturbi della personalità, collera, psicosi;
-          Difficoltà comportamentali: aggressività, oppositività, disturbi della condotta, bullismo, delinquenza, disturbi del comportamento alimentare, uso di droghe;
-          Difficoltà relazionali: passività, eccessiva dipendenza, isolamento;
-          Difficoltà familiari: famiglie trascuranti, disgregate, in conflitto, con episodi di abuso, maltrattamento, con esperienze di lutto o carcerazione;
-          Difficoltà linguistiche, sociali, economiche e culturali.

Per gli alunni con DSA o altri disturbi evolutivi specifici, per i quali la certificazione medica è in corso di elaborazione, ai sensi della CM 8/2013, si dovrà procedere comunque alla redazione del PDP.
L’alunno con BES può evidenziare difficoltà in alcuni specifici:
-          Condizioni fisiche: malattie di vario genere acute o croniche, fragilità, lesioni, ecc.
-          Struttura corporea: mancanza di un arto, di una parte della corteccia cerebrale, ecc.
-          Funzioni corporee: deficit visivi, motori, di memoria, attenzione, ecc.
-          Attività personali: scarse capacità di apprendimento, di applicazione delle conoscenze, di comunicazione, di pianificazione delle azioni, di interazione sociale, di autonomia, ecc.
-          Partecipazione sociale: difficoltà a rivestire i ruoli sociali all’interno della classe, a partecipare alle situazioni sociali più tipiche.
-          Fattori contestuali ambientali: famiglia problematica, situazione sociale difficile, cultura diversa, atteggiamenti ostili, ecc.
-          Fattori contestuali personali: scarsa autonomia, reazioni emozionali eccessive, scarsa motivazione, comportamenti problematici, ecc.

Come spiegato dalla Direttiva, agli allievi con BES possono avvalersi di opportuni strumenti compensativi e di misure dispensative previste già dalla legge 170/2010; di ulteriori misure di supporto che tengono conto delle peculiarità del soggetto, come l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata; di mezzi di apprendimento alternativi e tecnologie informatiche; dell’esonero dalle lingue straniere.
Per far ciò in ogni scuola si deve creare un Gruppo di Lavoro per l’inclusione che motivi opportunamente le decisioni prese, verbalizzandole sulla base di considerazioni esclusivamente pedagogiche e didattiche, allo scopo di definire, monitorare e documentare le strategie di intervento più idonee e i criteri di valutazione degli apprendimenti.
Il Gruppo di Lavoro per l’Inclusione rileva i casi di BES, raccoglie e documenta tutti gli interventi didattico – educativi. Rileva, monitora e valuta il livello di inclusività della scuola ed elabora il Piano Annuale per l’Inclusività deliberato dal Collegio dei Docenti.

Quello che gli insegnanti di scuola dell’infanzia osservano nei bambini è sempre altamente predittivo rispetto a eventuali difficoltà di apprendimento nel seguito del percorso scolastico.
La scuola dell’infanzia permette infatti un contatto quotidiano prolungato, consente di registrare segnali di difficoltà in più direzioni, dalla difficoltà nella competenza linguistica all' orientamento nello spazio ad alcune spie comportamentali da non trascurare. Ma non si tratta solo di osservare e registrare per il percorso scolastico a venire. Gli insegnanti di scuola dell’infanzia possono e debbono fare molto con i bambini che presentano bisogni speciali.
Gli apprendimenti cosiddetti strumentali, ovvero fondamentali rispetto agli apprendimenti scolastici di ordine superiore si acquisiscono in genere entro una fascia di età compresa tra i 3 ai 7 anni, cioè nel ciclo della scuola materna e durante il primo ciclo della primaria.  In questo periodo l’insegnante è chiamato ad organizzare il proprio lavoro in modo da favorire nel bambino l’avvio di un processo interiore che gli consenta di sviluppare delle capacità che costituiranno i prerequisiti, le basi di ogni competenza e conoscenza successiva. Il punto di partenza è l’implementazione di abilità osservative dell’insegnante in modo da poter intervenire precocemente qualora dovesse individuare dei problemi in merito ai processi coinvolti nell’apprendimento. In questa eventualità, infatti, l’intervento deve essere immediato e congruo al tipo di difficoltà riscontrata, in quanto un’azione precoce riduce la probabilità di compromissione dello sviluppo armonioso della personalità e di un insuccesso scolastico futuro, poiché orientata alla risoluzione/miglioramento delle difficoltà e dunque a favorire lo sviluppo psicofisico del bambino. L’intervento tempestivo sui prerequisiti impedisce che elementi disturbanti possano innestarsi nella naturale evoluzione della qualità incrementale dell’apprendimento e che lo svantaggio iniziale diventi sempre più importante. Infatti, a quattro anni le competenze si trovano ancora in una fase emergente dello sviluppo, pertanto in questa fase gli eventuali elementi di difficoltà potrebbero essere caratteristiche transitorie facilmente recuperabili. A cinque anni, invece, le difficoltà di apprendimento si manifestano come maggiormente caratterizzanti e di solito meno compensabili spontaneamente.
Per essere pronto ad affrontare l’ingresso nella scuola primaria, il bambino dovrebbe aver acquisito delle competenze che consistono, da un lato, nella maturazione emotiva e relazionale, e dall’altro in tutto il corollario di competenze specifiche pre-alfabetizzazione e pre-matematica, insieme ad altre di ordine più generico e trasversali rispetto allo sviluppo globale. Nel primo caso si osserverà la capacità di adattarsi alle regole ambientali e di controllare le esigenze individuali rispetto alla situazione di gruppo, riconoscendo ed accettando limiti e regole di convivenza. Nel secondo caso sono richieste competenze motorie e grafiche (disegnare figure umane ben riconoscibili, utilizzare le capacità fini e grosso motorie), linguistiche (articolare i fonemi vocalici e consonantici compresi quelli più complessi, produrre fluentemente parole lunghe e articolate), capacità di produzione verbale (formulare una frase con nessi di causa e effetto, eseguire lo spelling fonemico di parole semplici), di comprensione verbale (comprendere una breve storia con e senza il supporto iconografico, eseguire due o tre consegne semplici, poste in relazione tra di loro), di meta-cognizione (consapevolezza e controllo dei propri processi cognitivi), capacità di orientamento nello spazio e riconoscimento di forme). Inoltre, l’apprendimento della lettura e della scrittura è facilitato dal possesso di alcune competenze cognitive. Alcune importanti competenze di questo tipo sono: capacità di discriminazione visiva e uditiva, memoria fonologica a breve termine e coordinazione oculo-manuale. Le competenze si “allenano” e si potenziano attraverso l’esperienza e la sua rielaborazione; ricordiamo che per favorire l’apprendimento è necessario che l’esito dell’esperienza sia positivo: esperienze di successo conferiscono al soggetto percezioni di “autoefficacia” mentre l’esperienza del fallimento, ripetuta più volte, può determinare perdita di motivazione, insicurezza e atteggiamenti che si denotano come rivelatori di scarsa autostima.




- IL PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA


E’ un documento deliberato dal Collegio dei Docenti e annesso al PTOF dell’Istituto; contiene principi, criteri ed indicazioni riguardanti le procedure e le pratiche per un inserimento ottimale degli alunni con Bisogni Educativi Speciali; definisce i compiti ed i ruoli delle figure coinvolte all’interno e all’esterno dell’istruzione scolastica; traccia le diverse fasi dell’accoglienza; indica le attività di facilitazione e quali provvedimenti dispensativi e compensativi adottare nei confronti degli alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) o con altro tipo di disturbo evolutivo.
Il Protocollo di Accoglienza delinea inoltre prassi condivise di carattere:
amministrative e burocratiche (acquisizione della documentazione necessaria e verifica della completezza del fascicolo personale degli alunni);
comunicative e relazionali (prima conoscenza dell’alunno e accoglienza all’interno della nuova scuola);
educative–didattiche (assegnazione alla classe, accoglienza, coinvolgimento dell’equipe pedagogica e didattica);
sociali (rapporti e collaborazione della scuola con la famiglia e il territorio).
Esso costituisce un vero e proprio strumento di lavoro e pertanto viene integrato e rivisitato periodicamente, sulla base delle esperienze realizzate.
L’adozione del Protocollo di Accoglienza consente di attuare in modo operativo le indicazioni normative per gli alunni con disabilità contenute nella Legge Quadro n.104/92 e successivi decreti applicativi, la Legge Quadro 170/2010 relativa agli alunni con Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA) e le nuove disposizioni ministeriali riferite ai BES (Nota Ministeriale del 27/12/2012 e C.M. n. 8 del 06/03/2013).





- FINALITA’
Al fine di un’integrazione scolastica sociale e ottimale degli alunni con Bisogni Educativi Speciali, la nostra scuola attraverso il Protocollo di Accoglienza intende raggiungere le seguenti finalità:
● definire pratiche condivise tra tutto il personale del nostro Istituto;
● favorire l’accoglienza e l’integrazione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali attraverso percorsi comuni, individualizzati o personalizzati che fanno coesistere socializzazione ed apprendimento;
● elaborare tre aspetti determinanti del processo di formazione: accoglienza, integrazione, orientamento;
● informare adeguatamente il personale coinvolto;
● favorire la diagnosi precoce e i percorsi didattici riabilitativi;
● incrementare la comunicazione e la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari, durante il percorso di istruzione e di formazione;
● adottare forme di verifica e valutazione adeguate alle necessità formative degli alunni;
● accompagnare adeguatamente gli studenti con Bisogni Educativi Speciali nel percorso scolastico.
Nella contestualizzazione specifica di ogni piano individualizzato o personalizzato, andranno inseriti gli obiettivi specifici che i team, le sezioni e i consigli di classe definiscono nei singoli P.E.I. o nei singoli P.D.P.

              



- METODOLOGIA
Per raggiungere le finalità individuate, il Protocollo di Accoglienza è strutturato in diversi percorsi.
● Saranno curati i rapporti con specialisti e istituzioni locali sia per la realizzazione di eventuali “Progetti integrati”, sia per la stesura congiunta del Profilo Dinamico Funzionale e del Piano Educativo Individualizzato relativo agli alunni con disabilità o del Piano Educativo Personalizzato relativo agli altri alunni con Bisogni Educativi Speciali.
● Si cercherà di agganciare il più possibile il lavoro dell’alunno a quello del gruppo classe ed accanto al necessario intervento individualizzato o personalizzato, saranno privilegiate comunque le attività a piccoli gruppi e/o laboratoriali senza mai perdere di vista le finalità dell’integrazione.
● Per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali, ivi inclusi gli alunni con disabilità, gli insegnanti di sostegno e/o le coordinatrici delle classi in cui sono presenti alunni con BES, si riuniranno coordinati da uno o più insegnanti referenti o Funzione strumentale al fine di analizzare, confrontare ed elaborare le strategie di intervento più idonee al raggiungimento degli obiettivi programmati nei diversi Piani Educativi Personalizzati o Piani Didattici Personalizzati.
● Per gli alunni con disabilità sarà effettuato il rilevamento delle difficoltà oggettive nei campi dell’apprendimento che l’alunno manifesta e compilato il “Percorso educativo individualizzato”.
● Per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali (DSA, Autismo lieve, Disturbi evolutivi specifici...) ai docenti curriculari saranno forniti: adeguate informazioni sui Disturbi Specifici di Apprendimento e/o la patologia specifica; riferimenti per reperire materiale didattico formativo adeguato; informazioni sulle tecnologie informatiche compensative; criteri sulla compilazione del Piano Educativo Personalizzato.